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Purché siano romane… Una passeggiata tra le Mura Aureliane, Porta San Giovanni e… le paste della tradizione romana

Passeggiando per il quartiere San Giovanni di Roma è impossibile non notare uno dei suoi simboli più conosciuti. Stiamo parlando delle Mura Aureliane, costruite nel 271 dall’imperatore Aureliano per proteggere la città dalle invasioni dei barbari, e che ancora oggi circondano una delle zone più belle della capitale. 

A fini difensivi, la città eterna venne infatti circondata da una lunghissima cinta muraria, alta circa sei metri. Ogni trenta metri, le Mura erano interrotte da torri quadrate ospitante le baliste: vere e proprie macchine da guerra, pronte a lanciare proiettili di pietra ai nemici in agguato. 

E, ancora oggi, il quartiere viene introdotto allo sguardo del turista da Porta San Giovanni, che si apre proprio nelle Mura Aureliane e offre un bellissimo scorcio sulla Basilica cui deve il nome. Realizzata da papa Gregorio XIII ad opera di uno dei massimi collaboratori di Michelangelo, Giacomo Del Duca, in passato segnava il confine tra urbe e campagna. 

Varcata Porta San Giovanni ci si imbatte in un dedalo di strade, allegro caos… e profumi.  

Varcata Porta San Giovanni, ci si imbatte nel dedalo di strade dell’omonimo quartiere, fatte di allegro ciarlare, traffico e, ovviamente, squisitezze della gastronomia locale. È impossibile resistere al profumo invitante che fuoriesce dalle tipiche osterie romanesche, dove il bon ton è un punto di vista, ma l’acquolina in bocca viene di sicuro, il divertimento è assicurato… e il tempo sembra essersi fermato. 

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La tradizione capitolina, cantata negli stornelli della tradizione e conservate nei ricettari delle nonne, sembra ruotare attorno a due elementi: il pecorino romano, sapido ed intenso, e il pepe nero. Li troviamo nella pasta cacio e pepe, nella carbonara, nella gricia e nell’amatriciana. Variazioni su un tema dedicato al tripudio dei sapori, forti e senza mezzi termini proprio come Roma. 

I primi piatti della tradizione romanesca: tutto cominciò dalla pasta “pecorino e pepe”…

Pasta, pecorino romano e pepe (bianco o nero), dicevamo: questi, del resto, erano gli alimenti sempre presenti nelle bisacce dei contadini, poveri e indaffarati. Il piatto, rigorosamente unico, doveva per questo essere nutriente, saporito e facile da realizzare. 

Così, tra leggenda e fantasia, alla semplice pasta pecorino e pepe venne aggiunto il guanciale e nacque la gricia, venne aggiunto l’uovo e nacque la carbonara e poi, ancora, il pomodoro, e nacque l’amatriciana

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I sapori della tradizione romana, da PummaRe, in Via Domenico Fontana 16 

PummaRe è arrivato a San Giovanni, nel cuore del quartiere Appio Latino, in Via Domenico Fontana 16. Pur essendo un brand dedicato alla cucina e alla pizzeria napoletana, non poteva non omaggiare Roma – sua città di nascita – con una sezione del menù. Così, tra i primi piatti della tradizione, spiccano i piatti della romanità più verace. 

Nella sezione “Spaghetteria”, infatti, è possibile scegliere prima il formato e il pastificio che si preferisce, e poi il condimento, optando per cacio e pepe oppure carbonara. Tra le materie prime, pecorino romano buccia nera di Brunelli, uno degli stagionati di pecora più amati a Roma, guanciale di Amatrice, pepe nero e uova biologiche. Per lasciarsi travolgere dal comfort food per eccellenza, con un occhio alla territorialità. 

Vi aspettiamo a casa.

About the Author
FEDERICA POMPA Classe 87, wonderluster, mangiatrice di libri e di dolci. Da sempre con le mani in pasta, scrivo, lavoro e vivo per la cucina da quando ho deciso di trasformare i miei sogni nel mio pane quotidiano.

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