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C’era una volta… nell’accogliente ristorante PummaRe Prati, il pranzo della domenica.

Un rituale che riporta a casa, tra profumi familiari e sapori mai dimenticati.
PummaRe lo racconta così: ogni domenica un pranzo, ogni domenica una storia.

IL GATTO CON GLI STIVALI E IL MARCHESE DI ANDREADORIÀ

C’era una volta… in quel di Prati, un signore che aveva tre figli. Nonostante la sua vita fosse molto tranquilla, decise di voler esplorare altri quartieri di Roma. Chiamò i suoi tre figli, gli spiegò il suo desiderio di avventura e dopo avergli lasciato la sua eredità, partì.
Al figlio maggiore donò un bar, al mediano una macchina e al più piccolo un gatto. 

Quest’ultimo, vedendo l’eredità che il padre gli aveva lasciato rispetto ai suoi due fratelli, non faceva che lamentarsi, chiedendo come si sarebbe procurato da vivere.
Il gatto sentendo queste sue parole di sconforto, come se fosse la cosa più naturale del mondo, parlò e disse: “Mio padroncino, voi non dovete far altro che darmi un sacco e degli stivali, e a voi ci penserò io!”. Il ragazzo, nonostante fosse sbalordito dal suo gatto parlante, decise di esaudire le richieste del piccolo felino. 

Il gatto, una domenica mattina, ottenuto ciò che voleva, iniziò a vagare per il quartiere. Ad un certo punto,  proprio in cima alle scale del Mercato Trionfale, vide un posto invitante e accogliente, di nome PummaRe. Appena entrato, fu avvolto dal calore di un maestoso forno a legna, mentre profumi sensazionali lo avvolgevano fino alla punta della coda. Chiese al Direttore un consiglio: “Mio caro, saprebbe consigliarmi il miglior pasto, in grado di conquistare il palato di un Re?”.  

Così Il Gatto indossò i suoi stivali per correre più veloce possibile e servire a sua maestà le portate fumanti.

La prima volta, corse al castello delle Mura Vaticane portando in dono nel suo sacco, una calda e fumante pasta ceci e patate, guarnita da pomodorini confit e arricchita da rosmarino fresco. “Dite che lo manda il Marchese di Andreadorià” miagolò ai servi il Gatto.

Poco dopo, tornò portando in regalo a sua Maestà delle succulente polpette stufate al sugo, con torzelle del Vesuvio.
“Sono sempre qui per offrire un dono del Marchese di Andreadorià, consegnatelo al Re!” miagolò più forte.

La terza ed ultima volta, il gatto chiese di essere ricevuto personalmente dal Re, per servirgli di persona una fragrante torta di ricotta fresca fatta in casa.

Il Re rimase deliziato da tanta bontà, e volle subito conoscere colui che lo aveva omaggiato di questi deliziosi piatti. Il Gatto rispose lesto “Le manda il Marchese di Andreadorià, scelte dal suo eccellente palato apposta per voi!” 

Il sovrano non ebbe dubbi: colui che aveva omaggiato il suo stomaco con questo pasto sopraffino avrebbe preso sua figlia in sposa!

Veloce nei suoi stivali, il Gatto corse a chiamare il più giovane dei fratelli: “Mio padroncino, le avevo promesso che in cambio degli stivali e del sacco io mi sarei preso cura di voi… grazie al mio ingegno diventerai un principe!” 

Morale della favola?
Con gli stivali giusti, e con il Pranzo della Domenica, conquisti anche un re!