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La cucina napoletana ha antichissime radici storiche che risalgono al periodo greco-romano e si è arricchita nei secoli con l’influsso delle differenti culture che si sono susseguite durante le varie dominazioni della città e del territorio circostante.

Importantissimo è stato l’apporto della fantasia e creatività dei napoletani nella varietà di piatti e ricette oggi presenti nella cultura culinaria partenopea.

In quanto capitale del regno, la cucina di Napoli ha acquisito anche gran parte delle tradizioni culinarie dell’intera Campania, raggiungendo un giusto equilibrio tra piatti di terra (pasta, verdure, latticini) e piatti di mare (pesce, crostacei, molluschi).

Esiste una grande varietà di pasta napoletana. Nella cucina napoletana è molto più diffusa la pasta di semola di grano duro, di produzione industriale, rispetto alle paste fatte in casa, che sono molto più diffuse nell’entroterra campano ed in altre regioni d’Italia. La produzione su larga scala della pasta nel napoletano risale almeno al XVI secolo, quando a Gragnano si trovavano le condizioni ideali per essiccarla e conservarla. A Napoli sono considerati molto importanti anche i tempi di cottura della pasta, che deve essere ben “al dente”, in particolare se deve essere successivamente mantecata in padella.

Tutto il pesce del Tirreno è abbondantemente presente nella cucina napoletana.

Molto apprezzati sono anche i pesci meno pregiati e più economici, tra i quali soprattutto le alici ed il pesce azzurro in generale.

Presenza importante nella cucina napoletana e campana sono i latticini, la cui storia è documentata da tempi antichissimi. Tra questi sono molto importanti le produzioni di latticini in pasta filata, come fior di latte, provola e mozzarella.

La mozzarella di bufala, in particolare, viene citata per la prima volta con il nome mozzarella nel 1570.

I piatti a base degli ortaggi dell’agro campano, come la parmigiana di melanzane o i peperoni ripieni, possono diventare veri e propri protagonisti della tavola. Tra i prodotti più tipici vanno ricordati i friarielli, la scarola liscia o riccia, diverse varietà di broccoli, la verza, le verdure da minestra, e le puntarelle.

Diffusissimi sono tutti i tipi di legumi.

La tradizione culinaria napoletana annovera una grande varietà di dolci. Tra i dolci principali, sono da ricordare i seguenti:

• La sfogliatella, frolla o riccia, ideata nel Settecento nel monastero di Santa
Rosa situato a Conca dei Marini, nei pressi di Amalfi, il cui ripieno contiene
una crema di ricotta,semolino, cannella, vaniglia e cedro e scorzette
di arancia candite.
• Il babà, variante napoletana di un dolce che ha probabilmente origini polacche.
• Le zeppole di San Giuseppe, fritte o al forno, sono ciambelle ricoperte di crema e di amarene.
• La pastiera, del periodo di Pasqua, è un dolce tipicamente realizzato a casa, più che in pasticceria.
• Gli struffoli natalizi, dolce tipico fatto da molte palline piccole e fritte, condite con miele.
• La delizia al limone, creazione degli anni settanta, ma entrata di diritto nella tradizione dolciaria campana. A base di limoni della costiera sorrentina e limoncello.
• La torta caprese, a base di mandorle e cioccolato.

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