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Il dolce della domenica. Tra memorie e tradizioni, l’importanza del riprendersi il tempo

Profumi, sapori e senso di appartenenza. La tradizione del pranzo domenicale in famiglia è antica quanto la storia della nostra popolazione.

Abbiamo nel DNA il desiderio di condividere parole, risate – e qualche dispiacere – con chi ci ha visti crescere: in questo senso, l’incontro con i propri cari è un momento di ristoro, capace di scaldare il cuore per tutta la settimana a venire.

Ci fa sentire protetti stare attorno alla semplicità di una tavola imbandita con le stesse stoviglie e con gli stessi piatti che conosciamo a memoria: nel riconoscerne i contorni – colori, sbeccature – possiamo essere chi siamo, seduti al tavolo dei grandi come a quello dei piccini, in casali terra cielo o stretti nei nostri mini appartamenti cittadini.

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 I dolci dei ricordi: ne parlava anche Proust…

Ovunque, senza differenze, in una paradossale democrazia trasversale, il cambiamento sociale e le sue corse ad ostacoli riducono il tempo dello stare insieme senza dover dimostrare, incasellato in ciò che resta tra gli impegni segnati in agenda, sui notebook, sui calendari.

Nessuna scadenza avrà, però, in cuor nostro, la priorità su chi siamo stati: perché è quello che determina ciò che siamo e saremo, e passa anche per il rallentare e riconoscere che di tempo per sé stessi c’è davvero tanto, tantissimo, bisogno.

“Appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso. Da dove veniva? Che senso aveva? […]”.  

Il dolce della domenica, in questo senso, ci racconta come un dato di fatto quello che scatenò la riflessione di Proust nel mordere – dopo anni – una semplicissima madeleine inzuppata nel tè nero.

La crostata a fine pasto rappresenta l’immancabile conclusione del momento felice: una ricarica di energia e dolcezza che prepara a tutto il resto, rendendoci più forti, più felici.

La torta alla ricotta: una coccola senza tempo  

La ricetta di quella pasta frolla si tramanda sui pezzi di carta ingialliti di tutta Italia. Custodisce come uno scrigno una montagna di ricordi, perché la torta alla ricotta è antica come il nostro Stivale: la ritroviamo nella Roma imperiale, nei ricettari kosher, persino nella mitologia.

Da PummaRe abbiamo deciso di restituire – da questa domenica, e per tutte le altre a venire – il giusto valore alle nostre tradizioni più belle. E con un occhio a chi ha poco tempo per organizzare tavolate numerose e festose.

La torta di ricotta fatta in casa, preparata con le migliori materie prime e spolverata di zucchero a velo, sarà presente nei nostri ristoranti ogni domenica: il nostro modo per risentirci a casa, insieme a voi.

About the Author
FEDERICA POMPA Classe 87, wonderluster, mangiatrice di libri e di dolci. Da sempre con le mani in pasta, scrivo, lavoro e vivo per la cucina da quando ho deciso di trasformare i miei sogni nel mio pane quotidiano.

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